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Giovanni Verga nacque a Vizzini il 2-9-1840.  

  Alcuni testi di letteratura italiana e manoscritti, trovati nell'antico archivio del Comune di Vizzini, riportano che Giovanni Verga, a causa di un'epidemia di colera fu portato dal padre in contrada Tebidi agro di Vizzini. La famiglia del Verga era benestante, d'antica d'origine nobiliare, ed è per questo che suo padre lo volle rivelare nella città di Catania, ma fu qui, a Vizzini, che lui, affacciandosi dal balcone sovrastante la piazzetta S. Teresa, immaginò alcune sue novelle tra le quali la famosa Cavalleria Rusticana, ripresa altre volte da grandi registi Italiani ed esteri. Balcone, che oggi il turista può ancora vedere come del resto anche la casa dove nacque il Verga, la quale può essere visionata soltanto all'esterno. Lo scrittore trascorse l'infanzia nel clima particolare del liberalismo siciliano, in un ambiente pervaso da un attivo fondo culturale riecheggiante alla lontana le contemporanee esperienze della cultura settentrionale ed europea, particolarmente improntato ad un patriottismo di tipo carbonaro che ebbe gran peso nell'iniziale formazione dello scrittore. All’età di undici anni ebbe come maestro un lontano parente, Antonio Abate, giovane narratore e poeta, autore di un romanzo patriottico e liberaleggiante, fervente patriota nella rivoluzione del 1848, che doveva esercitare una notevole influenza sul giovane allievo. E d’altra parte in famiglia Giovanni Verga aveva già un esempio a cui rivolgersi in quei primi anni; Domenico Castorina, un lontano cugino che, passato assai presto in Piemonte, si era fatto conoscere come poeta e autore di un romanzo "I tre alla difesa di Torino" di fondo storico e patriottico. Su questi esempi veniva formandosi il giovanissimo scrittore che a sedici anni, tra il 1856 e il 1857, stendeva un primo romanzo: "Amore e patria", destinato a restare inedito, improntato a quello spirito risorgimentale e patriottico di cui Verga s’era imbevuto appunto alla scuola dell’Abate. Intanto era passato alla scuola del canonico Mario Torrisi e si era iscritto alla facoltà di legge dell’Università di Catania, senza peraltro condurre a termine gli studi, rivolto com’era alla stesura e alla pubblicazione del suo secondo romanzo "I carbonari della montagna", opera più impegnativa, concepita forse sotto la spinta degli eventi del 1859, alla luce di un nuovo impulso nazionale. Il romanzo in quattro volumi, apparso a Catania nel 1861 - 62, narrava le imprese della Carboneria calabrese contro il regime napoleonico di Gioacchino Murat e trovava la sua sostanza polemica negli eventi di quegli anni, in una documentazione storica filtrata attraverso gli esempi della contemporanea narrativa storico - avventurosa d’Oltralpe e riproposta in una dimensione romantica di tipo byroniano che troppo incide nella macchinosa struttura dell’opera. Tuttavia già è intuibile nei confronti di "Amore e patria" una nuova disposizione narrativa che rivela già chiara la vocazione autentica dello scrittore. Approfondendo questo aspetto della sua poetica Verga giungerà ben presto a una nuova formulazione della sua arte nel terzo romanzo, "Sulle lagune", pubblicato nella " Nuova Europa", una rivista fiorentina, diretta da Alberto Mario, di decisa impostazione mazziniana. Già in questi anni Verga doveva sentire la necessità di un incontro diretto con i riflessi italiani del romanticismo europeo, ma solo nel 1869 doveva avvenire il trasferimento a Firenze, quando già nel 1866 il quarto romanzo, "Una peccatrice", aveva segnato una svolta decisiva nella importazione della sua narrativa. Nel 1860 intanto aveva fondato e diretto con Nicolò Niceforo un settimanale politico, " Roma degli Italiani", ed era venuto pubblicandovi una serie di articoli di accesa impostazione patriottica; e ancora aveva contribuito alla realizzazione di una rivista letteraria, " L’Italia contemporanea", e ai primi numeri dell’Indipendente".

Ma certamente la data fondamentale nella storia della primissima attività verghiana è il 1865, l’anno in cui venne portando a termine il suo primo romanzo di vasto respiro, "Una peccatrice", pubblicato a Torino, in cui prevale definitivamente la vena sentimentale e romantica e si afferma il deciso carattere interiore della ricerca verghiana. In "Una peccatrice" è già in atto l’evoluzione che condurrà il Verga in pochi anni alla stesura di tutta una serie di romanzi d’impostazione romantica "Storia di una capinera", "Eva", "Tigre reale", "Eros". Nello stesso anno della pubblicazione di "Eros" scriverà "Nedda", "Vita dei campi" e "Mastro Don Gesualdo". Tra "Una peccatrice", che è la storia appassionata dell’amore dello studente Pietro Brusio per una donna dell’alta società, Narcisi Valderi, e il romanzo successivo "Storia di una capinera"  (forse il documento narrativo di un amore giovanile del Verga per una fanciulla conosciuta nella campagna siciliana), sta il trasferimento del Verga a Firenze nel 1869; più tardi, nel 1872, si sposterà a Milano, dove visse a lungo tranne qualche rapido e saltuario ritorno alla propria terra tra il 1874 e il 1880. L’abbandono dell’isolamento catanese è decisivo per l’evoluzione già in atto nella narrativa verghiana. A Firenze, dove rimase dal 1869 al 1871, aveva conosciuto Dall’ Ongaro, che già si era interessato al giovane catanese al tempo della pubblicazione di "Una peccatrice", e aveva stretto amicizia con il Capuana, dando inizio a un rapporto che doveva risultare essenziale ai futuri sviluppi della sua arte. Il contatto con Firenze, allora tra i centri letterariamente e politicamente più vivi d’Italia, doveva incidere ben  profondo nella formazione del Verga. Vi conobbe il Prati e l’Alleardi, il Maffi e il Fusinato, ed entrò in rapporto con gran parte del mondo letterario italiano. Nel 1871 con la pubblicazione a Milano della "Storia di una capinera", sopraggiunse quasi d’improvviso il successo. Il romanzo fu dapprima pubblicato a puntate sul giornale " La ricamatrice" (1870), e dovette certamente ricevere vasti consensi, se l’editore si affrettò a definire con il Verga le modalità per la pubblicazione in volume. Nel 1874, con "Nedda", ha dunque inizio la seconda attività del Verga, caratterizzata dal ritorno all’ambiente siciliano e alla vita degli umili, dei contadini e dei pescatori della sua terra. La novella d’ambiente siciliano documenta così l’inizio del "verismo verghiano", ma è chiaro che per l’artista il ritorno alle proprie origini costituisce indubbiamente una fase determinante della sua evoluzione e che solo ai margini la teoria del verismo, di cui Capuana fu senza dubbio l’interprete presso il Verga, toccò la genesi interna dell’opera verghiana, costituendo soltanto una coincidenza fortuita, una spinta esterna alla concretizzazione di una poetica faticosamente conquistata nel cammino percorso da "Una peccatrice" a "Eva". Da "Nedda" a "Mastro Don Gesualdo", Verga definisce una nuova dimensione di rinnovamento e di apertura morale e sociale che doveva resistere al fondo del clima letterario italiano e fruttificare ben oltre le linee più appariscenti della letteratura del tempo, negli anni che videro il trionfo del dannunzianesimo e l’affermarsi di un vuoto culturalismo di tipo europeizzante al di fuori del regionalismo autentico che il Verga aveva raggiunto fin dagli anni di "Nedda" e delle sue novelle di ambiente siciliano. Nel solco aperto da "Nedda" si vengono situando, negli anni più fecondi dell’attività verghiana, le novelle di Vita dei campi (1880), alle quali il Verga venne lavorando contemporaneamente alle prime stesure de " I Malavoglia". Verga aveva in precedenza pubblicato un’altra raccolta di novelle, "Primavera" (1877) e da quest’ultima nasce così la raccolta di "Vita dei campi", una serie di novelle siciliane che, accanto ad alcune affermazioni di carattere teorico (in particolare le formulazioni di Fantasticheria e della prefazione all’Amante di Gramigna), offre gli antecedenti immediati dei grandi romanzi successivi in quattro novelle che restano certamente l’espressione più alta della novellistica verghiana (Cavalleria Rusticana, La Lupa, Ieli il pastore, Rosso Malpelo). Con "I Malavoglia", pubblicati dapprima a puntate nella " Nuova Antologia" e poi in volume, a Milano nel 1881, Verga giunse al romanzo movendo dalle identiche basi che avevano prodotto le sue novelle siciliane. L’oggetto della sua indagine è di nuovo il mondo degli umili, delle classi sociali più basse, il mondo dei pescatori di Aci Trezza che egli affronta con una totale apertura sentimentale, offrendo il documento narrativo di un "dramma economico" che si vien facendo, attimo per attimo, "dramma universale" e che tutto coinvolge nel definirsi di una condanna assoluta, di un destino tragico per il quale non esiste scampo. Nel 1888, Verga pubblica nella "Nuova Antologia", e poi in volume, il secondo romanzo del "ciclo dei vinti" "Mastro Don Gesualdo", anch’esso d’ambiente siciliano; il protagonista non è più il pescatore di Aci Trezza, ma un muratore siciliano che ha raggiunto, lottando faticosamente, la ricchezza. E’ la biografia di Gesualdo Motta, una biografia che nell’intenzione del Verga deve presentare il momento in cui " soddisfatti i bisogni materiali la ricerca del meglio da cui l’uomo è travagliato diviene avidità di ricchezza" aspirazione a una elevazione sociale. La figura di Mastro Don Gesualdo domina potentemente tutto il romanzo e certo rimane una delle creazioni più valide del genio verghiano. Con il "Mastro Don Gesualdo" si chiude il periodo più fecondo dell’attività verghiana. Tra i due maggiori romanzi stanno un gruppo di opere minori che servono a comprendere il lavoro verghiano fra "I Malavoglia" e il "Mastro Don Gesualdo". Nel 1882 pubblica "Il marito di Elena", che preannuncia chiaramente un ampliamento di tipo psicologico e al tempo stesso si riconnette ai romanzi della prima maniera. Nel 1883 appare una raccolta di novelle di ambiente milanese "Per le vie", e nello stesso anno è pubblicata la raccolta delle "Novelle rusticane", in cui sempre più evidenti vengono facendosi i motivi di collegamento con il "Mastro Don Gesualdo". Infine nel 1887 pubblica le novelle di "Vagabondaggio", e in esse già tenta un’evasione ambientale proponendo temi e motivi che più tardi troveranno sviluppo nelle novelle raccolte sotto il titolo di "I ricordi del Capitano d’Arce" (1889), e in quelle di "Don Candeloro e C." (1894), in cui il regionalismo è del tutto abbandonato sull’esempio della maggiore narrativa europea contemporanea. Intanto nel 1884 Verga tenta la via del teatro con la rappresentazione a Torino della riduzione teatrale di una novella di "Vita dei campi", "Cavalleria rusticana" con Eleonora Duse. Nel 1893 aveva fatto definitivamente ritorno a Catania, e vi rimarrà fino alla morte. Del 1919 è il suo ultimo scritto "Una capanna e il tuo cuore".

 L’annuncio della sua morte avviene a Catania il 27 gennaio 1922.